Facebook contro i nickname: in America già chiusi centinaia di account

facebook nickname

Il social network di Palo Alto nei giorni scorsi ha iniziato ad eliminare gli account delle drag queen che utilizzano nomi d’arte, scatenando la loro protesta alla quale si sono uniti tutti coloro che in rete non utilizzano il proprio nome.

La questione l’hanno sollevata le drag queen di San Francisco. Qualche giorno fa, era giovedì 18 settembre, hanno chiesto e ottenuto un incontro con i vertici di Facebook per trattare un’eccezione alle sempre più strette policies praticate dall’azienda di Palo Alto sull’utilizzo di pseudonimi. Il social-colosso fondato da Mark Zuckerberg nei giorni scorsi ha preso a cancellare centinaia di profili registrati utilizzando i “nomi d’arte” delle appartenenti alla drag community.

L’incontro doveva servire per trovare un compromesso, una qualche forma di status alternativo dedicato a chi ha scelto un’altra identità rispetto a quello stabilita all’anagrafe. Niente da fare. Su quel punto Facebook non ha intenzione di derogare. Le drag queen avevano deciso allora di passare alla protesta per una sorta di occupy Facebook e si erano date appuntamento per mercoledì prossimo di fronte alla sede del social network.

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Tutto annullato, o almeno rimandato, visto che l’azienda ha concesso la riapertura degli account per dare modo ai proprietari di sostituire il nome scelto con quello ricevuto alla nascita. L’alternativa è quella di trasformare il profilo in una pagina. Una scelta in qualche modo “spersonalizzante” che trasforma l’identità in una sorta di logo da promuovere. Nel frattempo le drag queen hanno iniziato una petizione su change.org per chiedere a Facebook di modificare una politiche che non penalizza solo loro, ma chiunque voglia utilizzare in rete una personalità differente dalla propria.

Oltre 25 mila persone hanno risposto all’appello partito dalla California. Ma le restrizioni, almeno per ora, riguardano solo gli Stati Uniti, visto che al di fuori del territorio americano, pur vigendo le stesse regole, è più complesso per l’azienda imporne il rispetto come dimostra il proliferare, anche in Italia, di profili intestati a nomi di fantasia, fake di personaggi famosi o semplici citazioni di grandi personalità del passato. (Fonte: EUROPA)

 

 

 

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