Non fate i gioco-test su Facebook, sono tutt’altro che innocui

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“A che animale somigli?”; “Di quale attore sei sosia?”; “Cosa sarai nella prossima vita”? Sono sempre di più, nel mare magnum dei social, gli utenti che si divertono a giocare ai test su Facebook ma bisogna fare attenzione perché dietro a quello che sembra un innocuo divertimento ci può essere l’ombra di qualche società che, a nostra insaputa, si impossessa dei nostri dati.

“Quale sarà il tuo lavoro fra 10 anni? Clicca qui per scoprirlo”.
L’amica di Facebook mi ha appena fatto sapere che lei fra 10 anni farà la venditrice di noccioline e guadagnerà 75.000 euro all’anno. E subito, sotto il suo post, mi propongono di interrogare anch’io la sorte.
Ovviamente è un gioco (pericoloso, e vedremo poi perché). O meglio: è un test-gioco. Uno di quelli che appaiono regolarmente sui social e promettono di svelarti “quale animale sei”, “quanto ne sai sull’amore”, “qual è il tuo colore” e “quale personaggio storico saresti”. Difficile resistere. In fondo, pensiamo, è un gioco. Una sciocchezza che farà divertire noi e i nostri amici ai quali – sempre via social – invieremo il risultato ottenuto.
Ogni volta che clicchiamo sui post che reclamano questi test, veniamo indirizzati in un sito che in pochi secondi ci fornisce un risultato.

A lanciare l’allarme è la polizia Postale. “Attenzione, corriamo dei  rischi quando facciamo i quiz su Facebook”, avverte Marco Valerio Cervellini della PoliziaPostale‬ e delle Comunicazioni. “Non ce ne  rendiamo conto – spiega all’Adnkronos – ma già nel momento in cui si clicca su ‘inizia il test’, si esce fuori da Facebook, quindi da un’area in cui abbiamo configurato i requisiti di privacy: si finisce  così per inserire all’esterno del social i nostri dati, che potrebbero finire in mani sbagliate”. La lista dei dati che immettiamo sul web per giocare online è lunga:  il nome, la data di nascita, la città natale, dove abbiamo studiato, i ‘Mi piace’ che abbiamo messo, le foto, il browser che usiamo, la  lingua, la lista degli amici e l’indirizzo IP. Informazioni che,
ricorda Cervellini, “hanno un valore sul mercato”, in quanto ci sono  diverse società interessate “allo studio dei profili per indirizzare i loro prodotti in modo più mirato. Quante volte ci è arrivata, ad  esempio, una mail che ci ha proposto un prodotto vicino ai nostri  gusti? Ecco, la risposta è frutto anche di quelle informazioni che  ingenuamente noi forniamo ai gestori dei test, che a loro volta  ‘autorizziamo’ a vendere a società terze”. Autorizzare, già. Perché nel fornire le informazioni richieste al  gestore del quiz per accedere al gioco online, “distrattamente non lo leggiamo ma accettiamo anche le condizioni che prevedono la cessione a società esterne dei nostri dati privati”, spiega Marco . (Fonte:WEB)

 

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