Lo sapevi che alla maggior parte dei tuoi “amici” di Fb di te non importa nulla!

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Il dubbio c’era già. La pioggia di amici su Facebook non corrisponde mai alla cerchia reale di relazioni e contatti. Ma quei numeri che crescono hanno nutrito molti ego.

L’idea che 1.000 persone potessero leggere quanto scriviamo pubblicamente ci ha reso tutti un po’ più narcisisti e ci ha dato l’impressione di essere importanti e, addirittura, autorevoli.
A distruggere anche quella minima percentuale che questa mera illusione potesse essere vera arriva in questi giorni lo studio di Robin Dunbar, professore di psicologia evolutiva all’Università di Oxford.
Forse non c’era bisogno di un intervento tanto autorevole da parte di un membro di uno degli atenei più prestigiosi al mondo. Ma la scientificità del dato è stata immediatamente colta come un’occasione, da parte di molti media e siti internazionali, per riportare tutti i social-addicted alla realtà.
Dalla ricerca di Dunbar  è emerso che:

  • l’utente medio di Facebook ha almeno 150 amici.
  • Solo 14 di questi si preoccurebbero di lui se le cose dovessero andare male.
  • Più in generale solo il 26 delle nostre connessioni virtuali può essere considerato un amico (e soprassediamo sull’aggettivo ‘vero’).

Come già emerso in altri studi analoghi, per essere una considerata una amicizia reale c’è bisogno almeno di qualche “faccia a faccia”.

Gli amici che abbiamo su Facebook possono essere raggruppati in diversi livelli:

  • Quello degli amici veri non supera i 5.
  • Nel secondo gruppo, composto da 10 persone, ci sono quegli amici che ti seguono, si interessano a te… ma spesso lo fanno per “farsi gli affari tuoi” o giudicarti.

Insomma quando postiamo su Facebook ricordiamoci sempre che quello che scriviamo verrà letto da una maggioranza di sconosciuti cui interessa ben poco di noi, di cosa abbiamo mangiato, di quanto abbiamo corso, di cosa pensiamo nei nostri momenti filosofici.
E’ un po’ come la storia di ‘Sii come Bill’, il meme diventato virale, che decostruisce usi e costumi di coloro che sono ormai diventati dipendenti dalla condivisione di qualunque cosa. Pochi si sono resi conto però di averlo diffuso, in maniera quasi ossessiva, proprio sui social dando vita a un fenomeno che appare demonizzare sé stesso in un ciclo continuo. Probabilmente neanche Bill è così tanto intelligente (e consapevole dei pochi amici cui interessa davvero di lui) come viene giudicato. (Fonte: IL MATTINO)

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