Il Compact Disc, supporto eterno ma non proprio

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Rivestimenti di scarsa qualità e sostanze dannose (presenti nei libretti e nelle copertine) riescono a compromettere le speranze di vita dei cd. Che nacquero con la promessa di essere indistruttibili

Nel 1981, durante una puntata del programma della BBC Tomorrow’s World, il conduttore Kieran Prendeville esaltava le qualità del neonato Cd: indistruttibile e destinato a durare a lungo. Insomma, il disco ottico era (ed è) considerato il supporto perfetto per gli appassionati e i collezionisti. Ma già dalla seconda metà degli anni ‘80, produttori ed esperti si accorsero del contrario: Cd-Rom e Laser Disc sono a rischio corrosione, con il risultato di non poterli più utilizzare per ascoltare musica o guardare un film.

UN PROCESSO IRREVERSIBILE

Nel 1988, Nimbus (uno dei più importanti produttori inglesi) realizzò uno studio sul fenomeno e arrivò alla conclusione che molti Cd-Rom potrebbero autodistruggersi nel giro di dieci anni. Secondo i tecnici dell’azienda, l’utilizzo di coloranti e sostanze chimiche può causare abrasioni della superficie del disco. Inizialmente le case discografiche sottovalutarono il problema: per i produttori di contenuti era limitato a pochi casi isolati. In realtà si trattava di un fenomeno molto diffuso. Intervistata dal sito web Tedium, l’esperta in preservazione dei materiali della libreria del congresso americano Michele Youket, combatte tutti i giorni con un processo (per ora) irreversibile. Infatti, sono molti i casi di esemplari danneggiati tra quelli che compongono la collezione dell’archivio. “Il deterioramento si verifica in tre forme differenti: nella decolorazione, nei piccoli puntini, e nelle macchie ai bordi – spiega la donna – questi problemi si verificano anche con il miglioramento dei rivestimenti protettivi”.

 

A RISCHIO ANCHE LE COPIE SIGILLATE O QUASI MAI APERTE

Le sostanze chimiche capaci di rovinare i dischi, molte volte sono contenute nei libretti e nelle copertine di carta. Di conseguenza ad essere a rischio possono essere anche le copie sigillate o quasi mai aperte. Philips and Dupont Optical è stato uno dei maggiori produttori di Cd al mondo. Tra il 1988 e il 1993, ha stampato compact disc con un rivestimento protettivo sensibile allo zolfo presente nel booklet e nella carta che ricopre la custodia. A partire dal 1991, l’azienda è stata costretta a sostituire una parte dei dischi venduti: si erano decolorati e la qualità del suono si era degradata.

 

Nonostante la gravità del problema, non è detto che ci si debba aspettare la distruzione completa del patrimonio musicale o filmico. In alcuni casi, anche con la presenza di errori nella memoria, i contenuti sono ancora riproducibili grazie ai circuiti di correzione e alla ridondanza. E per quanto riguarda la presenza di abrasioni, le escoriazioni della parte inferiore del disco sono meno gravi rispetto ai graffi che compaiono sulla superficie superiore. Tutto questo grazie agli standard di sicurezza che proteggono la parte interna. Secondo Youket poi, sarebbero da preferire i Dvd ai Cd. I primi infatti, sono dotati di maggiore resistenza alle sostanze chimiche. Infine, il rischio corrosione è più alto per i dischi riscrivibili, a causa della presenza di coloranti organici. E allo stesso tempo,tendono a usurarsi più facilmente.

 

Un altro aspetto da non sottovalutare, è la cura con cui si conservano i Compact disc. Tenerli in luoghi umidi o al contatto con la luce solare, accorcia la vita dei nostri dischi preferiti. E in questo caso, la colpa non è solo delle macchie. (Fonte)

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